Una serata come i vecchi tempi
Anche oggi mi ritrovo a scrivere alle 22:20 e con il portatile al 10%. Probabilmente mi troverò a pubblicare il post senza finirlo. Ma d'altronde alcune giornate sono un pò così, produttive al 80%, ma che ti mettono il buon umore al 100%. Ho mangiato una buona pizza e guardato al caldo un bel primo episodio di stagione di Pluribus. Sinceramente me lo aspettavo diverso, senza i piani sequenza ma con quello stesso umorismo che tanto mi mancava di Ghilligan. Sebbene non succedano chissà quanti eventi la narrazione scorre fluida e un'ora secca passa come se fossero 20 minuti. La continuerò di sicuro. Tanto di content a tema alieni, per quanto umani siano questi, ne consumo quotidianamente. Tanto vale che sia di altà qualità.
Oggi ho ascoltato un'intervista con Rick Beato e il cantante degli One Republic, che sinceramenete ho sempre un pò bistrattato (non quanto i Coldplay però). Nell'intervista racconta del suo lavoro di producer e di quanti aspetti bisogna tenere in mente per arrivare a canzoni che sono hit. Parla con semplicità, ma si capisce che ha talento da vendere. Mi ha stupito sentirgli dire che "nella musica va lasciato anche un pò di posto per Dio", cosa che ben sposa la filosofia di Rick Rubin. Il messaggio è chiaro: quello che rende speciale la musica non è qualcosa di formulaico o che si può architettare, ma è qualcosa a cui ci si arriva se si ha pregato bene, ovvero coltivato la canzone con talento e intelligenza.
Il suo approccio diretto del "devo avere una canzone entro le 3 del pomeriggio" mi è piaciuto, contestualizza il fatto che una buona canzone nella maggior parte dei casi deve uscirti fuori con abbastanza naturalezza nelle sue fondamenta per avere successo. La chiave di lettura armonica o di significato deve essere presente sin da subito. Spesso ci si lamenta della patina del pop moderno, però c'è da ammettere che forse ci siamo abituati al talento di questi produttori e ora ci sembra quasi noioso. Suona forse troppo lontano dalle radici umane degli ascoltatori.
C'è tanto operato invisibile dietro un album o una hit. Il cantante è poi il simbolo di una squadra ben più ampia, e non c'è motivo di dargli colpa se non ha veramente curato ogni aspetto della produzione delle sue canzoni. E' pur sempre un lavoro. A maggior ragione che poi non è la complessità sonora o melodica a definire tanti capolavori della musica, forse la colpa è di tutti gli artisti se con gli infiniti mezzi di cui disponiamo a prezzi ridicoli oggi per fare musica non tiriamo fuori canzoni incredibili regolarmente.
Certi bisogna fare come questo pro producer, ovvero pensare per ogni canzone: "qual è il miglior modo in cui posso servire questo pezzo?". Fare del proprio meglio, anche all' 80%, è pur sempre di fare tutto il possibile da svogliati al 100%.
Buona notte. A domani.