dailybits

Un buon lavoro richiede tempo

Oggi ho impiegato diverse ore per realizzare una moodboard per il giradischi Sony PS-F9. E' il classico esempio dove il 10% dei dettagli e della precisione solleva il 90% del carico visivo. Chi non ha mai provato a fare questo tipo di lavori non ha idea del bagaglio culturale e visivo necessario. Sono contento di come è venuta, non vedo l'ora di vedere il lavoro finito.

Oggi ho pensato che ho tutti gli strumenti necessari per aprire un podcast e pure la competenza audio per fare una cosa curata nel dettaglio. Però trovo che il fascino della parola scritta sia insostituibile per esprimersi anche con leggerezza.

Ormai oggi scriviamo sempre meno per noi stessi e sempre meno in una lingua corretta e fluida. Scriviamo principalmente frammenti sgrammaticati, "tanto si capisce lo stesso" oppure come ora si usa dire sempre di più "tanto l'AI capisce lo stesso".

Sto usando l'AI parecchio come consigliera nel mix, per evidenziare problemi e i punti di forza e per valutare la fattibilità dei progetti che mi vengono in mente. In realtà fa risparmiare un sacco di tempo e di ricerche.

Il contrasto con il processo per realizzare la moodboard è netto: l'AI ci sta abituando ad un ritmo di lavoro troppo immediato e sempre più preciso.

Credo che l'AI avrà più risvolti positivi di quello che pensiamo nel breve futuro. Farne a meno diventerà impossibile al pari di usare il telefono ai tempi odierni. Per essere competitivi e produttivi sarà uno strumento sempre più necessario. Alcune cose sono fatte per restare. Sono sicuro che a suo tempo più di una persona era contro l'invenzione della ruota.

Penso che parte delle paure riguardo alla AI sia basata su una paura per la fine della vita e della società come la abbiamo sempre intesa. E' la porta per il transumanesimo e per la ridefinizione del concetto di vita senziente, e fa molta paura. Una porta che una volta aperta, non si può chiudere o far finta che non esista.

Penso che il mio lavoro sarà al sicuro dalla AI perché risponde ai bisogni umani che solo altri umani conoscono, in quanto l'AI (per ora) conosce solo il mondo di cui noi parliamo su internet. In un certo senso, l'AI non conosce il mondo reale, certamente non quello fisico. E' come un bambino che sa disegnare un fiocco di neve e sa descriverti come nasce, ma non l'ha mai visto nella realtà.

Ho paura invece che l'AI vada ad annichilire il design dell'esperienza utente come studio del comportamento umano e che trasformi tutto in interazioni contestuali, intelligenti e personalizzate nei minimi dettagli.

Saremo tutti isolati nella propria bolla non solo di contenuto come nell'internet odierno, ma anche nella esperienza utente e dei nostri dispositivi.

Sicuramente tutto ciò che sarà immediato e completamente analogico continuerà ad esistere e a fare il suo lavoro egregiamente. Magari in futuro guarderemo all' IoT e alle altre applicazioni algoritmiche ma non basate su LLM come alla valvola termoionica in confronto al transistor.

E' difficile immaginare un mondo così. Sempre più diviso ma che ha bisogno di essere sempre più connesso e con più dati.

Dormiamoci su, che è meglio.